Testimonianze

Chi ha provato il Metodo Casali

Buongiorno, sono il Dr. Lorenzo S., riporto la mia esperienza con il Metodo Casali incontrato nel 2015.

Maschio 39 anni, alto 185 cm con un fisico atletico frutto di tanta attività fisica, famigliarità con ernia discale di mio padre. Il mio primo episodio di mal di schiena lo ricordo in quinta elementare a 10 anni. Mi ricordo che dovettero venire a prendermi a scuola per via di quello strano dolore che come una forte fitta nella zona lombare mi impediva qualsiasi movimento.

Quel giorno probabilmente fu il primo campanello di allarme che dava inizio alla mia strada di lombalgico cronico.

Il mio medico di allora ipotizzò un semplice effetto dovuto allo sviluppo e, come spesso succede ancora oggi, mi suggerì riposo a letto e piscina e così iniziai a nuotare. Ho nuotato regolarmente per diversi anni e poi ho praticato anche altri sport durante tutta la mia fase adolescenziale senza avere nuovi episodi dolorosi.

A 19 anni (1995) dopo un periodo di lavoro edile pesante arrivò il secondo episodio acuto con la classica sintomatologia da lombo-sciatalgia. Ricordo un dolore insopportabile improvviso che dalla zona lombare scendeva lungo lo sciatico sino alla estremità del piede sinistro con parestesia (alterazione della sensibilità) alle dita.

La Tac riscontrò una discopatia "lieve" (principio di ernia discale) L4 L5 ( 4^ e 5^ vertebra lombare).

Mi ci vollero tue settimane per ricominciare a muovermi normalmente. La terapia fu riposo a letto, fans (farmaci antinfiammatori) e cortisone. Questo episodio iniziò ha modificare il mio atteggiamento nella postura e nei movimenti.

Per il timore di riprovare quel dolore iniziai ad evitare di muovermi in un certo modo a favore di una postura scorretta che potesse tutelare il mio benessere.

Da quel periodo per tanti anni ho convissuto con piccoli fastidi dolorosi sempre nella zona lombo sacrale non rinunciando però a praticare vari sport come calcetto, corsa e nuoto.

Ogni tanto prendevo un FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei) e attenuavo il dolore.

Nel 2006 arrivò l'ennesimo episodio invalidante scaturito dopo uno sforzo fisico sollevando un peso (lavoravo come medico veterinario negli allevamenti da latte). La diagnosi alla Tac fu ernia discale non espulsa L4 L5. Rimasi allettato per circa 3 settimane e feci terapia consigliata con FANS, cortisone, Alfa lipoico (prodotto naturale che aiuta la guarigione della radice nervosa compressa dall’ernia discale). Per la prima volta provai la manipolazione con un kiropratico ma non ci furono grandi benefici e rimasi a riposo a letto.

Dopo circa un mese ripresi la mia normale vita con la solita postura rigida e autoconservativa e ripresi il lavoro e lo sport.

Nel 2008 alla luce di un episodio doloroso leggero provai l'ozono-terapia paravertebrale con 10 sedute e dopo circa un mese dalla quinta seduta iniziai a stare bene.

Dal primo all'ultimo episodio descritto, nessuno specialistica consultato nel tempo mi ha mai richiesto una indagine sul rachide completo.

Arrivo ora al  2015 che rappresenta il mio anno si svolta.

Da gennaio 2015 iniziai a sentire un leggero irrigidimento della parte posteriore della coscia sinistra. Pensavo fosse una semplice contrattura muscolare dovuta alla mia attività podistica regolare praticata su asfalto.

Decisi di consultare un osteopata che intervenne con manipolazioni e consigli alimentari senza beneficio alcuno.

Il 27 aprile (impossibile dimenticare) semplicemente alzandomi in piedi da una sedia partì improvvisamente un dolore lancinante nella zona lombare e al nervo sciatico ma la situazione degenerò in maniera drammatica.

Praticamente il mio arto sinistro rimase paralizzato, ed iniziò un dolore urente al piede che non mi permetteva di appoggiare la gamba nemmeno a letto.

Da fine aprile alla fine di giugno (2 mesi) sono rimasto allettato con un dolore continuo per 24 ore al giorno terapia massiccia a base di iniezioni di Toradol + Cortisone e Fans, 2 sedute di Ozono Tac guidato e 1 Epidurale di cortisone.

In aggiunta assumevo 5 cpr di gabapentin (farmaco che dovrebbe diminuire il dolore a partenza da una radice nervosa) poi sostituito con pregabalin. Senza nessun beneficio.

Ho perso 10 kg di peso in circa 40 giorni perché non riuscivo a reggermi in piedi a dormire e a mangiare per il dolore continuo.

A luglio 2015 dopo 2 mesi di immobilità e una massiccia terapia iniettiva lentamente riuscivo finalmente a camminare ma avevo sempre la parestesia (formicolii e riduzione sensibilità cutanea) al piede.

Ho riprovato con una manipolazione di kiropratica per allentare le compressioni discali ma dopo una settimana sono ripiombato nella stessa situazione di dolore fermandomi di nuovo per un lungo periodo di dolore.

Riassumendo: da fine aprile ho ricominciato a camminare liberamente con estrema cautela solo a fine agosto (4 mesi di stop lavorativo e ricreativo). Mi sono sottoposto a ben 3 risonanze (inizio, metà e fine periodo) che hanno evidenziato ben 2 ernie discali contemporanee L4-L5 e L5-S1 la seconda abbracciava la radice del nervo che mi ha provocato la parestesia invalidante al piede.

Ho consultato neuro radiologi e neuro chirurghi ma nessuno, vista la complessità dell'ernia, mi ha consigliato la chirurgia. Semplicemente ho sopportato la fase algica-dolorosa soffrendo e limitando al minimo i movimenti e perdendo la mia tonicità muscolare da grande sportivo quale ero e quale sono.

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A settembre 2015 ho consultato il Dr.Casali la sua visita è stata finalizzata allo studio della mia postura e del rachide completo. Attraverso una Spinometria non invasiva rapida e accuratissima ha ricostruito con un profilo tridimensionale della mia colonna vertebrale indagando angoli di inclinazione e le curvature fisiologiche.

Il suo è un approccio medico che si concentra sulla funzionalità del rachide finalizzato a capire le cause del dolore e rieducare il paziente a ricominciare a vivere normalmente spronandolo a recuperare la mobilità della spina dorsale.

Per la prima volta nella mia vita il dr. Casali mi ha fatto scoprire elementi nuovi sulla mia storia di lombalgico senza suggerire il classico riposo a letto e FANS.

Con una Rx funzionale e la sua completa e accurata Spinometria del rachide ha fatto delle valutazioni pratiche su come migliorare la mia situazione algica. Dopo una delicata manipolazione al mio rachide, mi ha impostato un percorso di fisioterapia con degli esercizi mirati a sbloccare le mie rigidità nei movimenti per rieducare la mia schiena ad esercitare le fisiologiche funzioni di ammortizzatore.

Mi sono impegnato a seguire i suoi consigli e ho completato il percorso con i suoi collaboratori fisioterapisti, gradualmente ho ripreso a muovermi liberamente. I suoi consigli mi hanno incentivato nel superare le mie limitazioni e tutti quegli atteggiamenti che mettevo in atto per evitare di provare dolore alla schiena ma che hanno modificato la mia postura.

Oggi sto benissimo, ho un'ottima forma fisica, perché dal 2016 ho ripreso a fare sport senza problemi continuando ad esercitarmi come il Dr. Casali mi ha consigliato di fare.

Cordialità e buone cose.

Il Medico risponde

Lorenzo presenta una schiena "senza curve, dritta come un palo" in soggetto longilineo (mt.1,85) con costituzione prevalentemente rigida.

Presenta una schiena predisposta alle ernie discali per mancanza delle curve che caratterizzano la colonna umana e che sono gli ammortizzatori naturali dei movimenti-carichi della colonna stessa.

Traumi anche minimi come  il mantenimento della postura eretta a lungo, gli spostamenti seduto in macchina (viaggia molte ore ogni giorno), la corsa, hanno sovraccaricato la zona lombare che è degenerata con ernie discali le quali, per questioni anatomiche, si sviluppano nella sede posteriore del disco e comprimono le radici nervose che in quel punto emergono dal midollo e vanno giù verso gli arti e che portano i comandi per muovere gli arti.

Questa compressione sul nervo (sciatico) crea mancanza di forza nella gamba e dolore violentissimo difficile da controllare anche con la morfina.

Lorenzo era entrato in un circolo posturale vizioso tipico di tutti i pazienti lombalgici cronici che si sottopongono alle varie terapie che il mercato specialistico propone: ogni trattamento tentato toglieva, più o meno, il dolore, ma la causa posturale del dolore era sempre lì, ogni volta più severa e invalidante.

L'unica possibilità di recupero era fare uscire il soggetto dalla postura in cui Lorenzo si trovava col "Metodocasali" in 4 step.

Il paziente sta ancora bene oggigiorno, prosegue la rieducazione posturale e fa sport. Fortunatamente Lorenzo non è stato trattato chirurgicamente, soluzione che per disperazione avrebbe accettato sicuramente, pur sapendo che  le protrusioni erniarie erano due, ma quale era la vera responsabilem del suo dolore cronico? 

Il successo terapeutico c'è stato quando è riuscito ad uscire dalla sua postura, la sua corazza maledetta  che stava distruggendo la sua schiena. Questo è avvenuto con tecniche conservative che sono alla base dei concetti riabilitativi del "MetodoCasali".